Death Education: imparare a comprendere la morte


Valentina Ambrosio
Death Education: imparare a comprendere la...

Un vecchio detto dice: c’è solo una certezza nella vita, che dobbiamo morire. Questo modo di dire è in linea con i principi della Death Education.

Cos’è la death education?

È una modalità di insegnamento, nata negli anni ’70 in Inghilterra, che affronta il tema della morte, spesso negato, occultato o ignorato.

La morte come tabù

Se è vero, da una parte, che la morte è un evento ineluttabile della vita di ognuno, dall’altra parte è constatato che si fa fatica a parlarne.

In passato i bambini, parte integrante della comunità, erano coinvolti nella vita e nella morte.

Partecipavano a rituali funebri, assistevano e osservavano i loro familiari, erano immersi nelle dinamiche legate alla morte di un nonno, un vicino o un conoscente.

Il lutto era condiviso e espresso, perciò affrontato e conosciuto.

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Adesso la morte è spesso un argomento tabù, sopratutto coi bambini: non se ne parla o se ne parla poco e male, pensando che tenerli lontano eviti traumi o turbamenti.

Invece è controproducente non dare la possibilità ai più piccoli di capire cosa sta accadendo, e di creare una nuova forma di relazione con la persona morta.

Se si lascia spazio al non detto e al non compreso, si possono sviluppare angosce e paure molto forti.

Pertanto è essenziale prendere familiarità col lutto. In questa direzione si pone la death education.

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A cosa serve educare alla morte

L’obiettivo è favorire la comprensione della morte, attraverso la discussione, la riflessione, la spiegazione e l’accettazione.

La death education opera su più livelli – cognitivo, emotivo, psicologico, relazionale – e attraverso varie tecniche e metodologie, incoraggia la condivisione delle esperienze inerenti la morte in famiglia, a scuola e in altri contesti.

Lo scopo principale è dialogare della morte, per dare voce alle paure e alle emozioni ad essa connesse.

La death education agisce a tre livelli di prevenzione:

  • primaria: la morte non rappresenta un evento prossimale o imminente per la persona che riceve l’intervento;
  • secondaria: la perdita è molto presente nella vita della persona;
  • terziaria: il lutto è già avvenuto.

Insegnare agli adulti ad affrontare la morte significa preparare i bambini e i ragazzi a comprendere anche il significato della vita – inteso come un bene prezioso da coltivare – e dare un senso a ciò che accade nella propria esistenza, a gestire e conoscere la paura come parte del nostro quotidiano.

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