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Sessualità: le dimensioni che contano


Sara Morone
Sessualità: le dimensioni che contano

La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano nel corso della vita che comprende sesso, identità e ruoli di genere, orientamento sessuale, erotismo, piacere, intimità e riproduzione. La sessualità è vissuta ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, credenze, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni.

Organizzazione Mondiale della Sanità – 2006

Come ben espresso dall’OMS, non è possibile considerare la sessualità come un unicum oggettivo e facilmente spiegabile: essa infatti è composta di esperienze, fantasie ed emozioni che ognuno di noi vive secondo i propri desideri e la propria personalità.

La sessualità umana si può ritrovare nei nostri gesti, nelle intenzioni. Pervade la nostra vita.

Nonostante ciò, un noto sessuologo italiano – il Dott. Fabio Veglia – ha proposto una differente chiave di lettura, sottolineando come la sessualità si sviluppi attorno a sei dimensioni, ognuna delle quali caratterizzata da un mandato, o direttiva, e dai suggerimenti per realizzarlo.

Vediamo nel dettaglio quali sono le sei dimensioni della sessualità.

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Dimensione riproduttiva

Il semplice ed immediato mandato della dimensione riproduttiva è a qualunque costo.

Tale compito evolutivo è mediato dalla parte di cervello umano più arcaica, il cosiddetto cervello rettiliano.

Questo ci guida nella ricerca di partner sessuali, e ha come obiettivo evoluzionistico quello di portare avanti la specie

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Dimensione ludica

Il bambino conosce il mondo attraverso il gioco, e così avviene anche per quanto riguarda l’esplorazione del proprio corpo e delle parti genitali.

In quest’ottica la masturbazione infantile diventa un modo sessuale per conoscersi, in cui l’apparato genitale infantile è in grado di dare reali risposte sessuali. Il gioco si evolve successivamente quando entra in campo il corpo dell’Altro, in primis quello delle figure di riferimento.  

Questa dimensione ludica è presente anche nell’adulto. Un gioco sano ci dà emozioni piacevoli, ma alcune persone rimangono ancorate a tale dimensione, vivendo così una sessualità limitata al gioco e al divertimento.

Le emozioni legate alle relazioni possono difatti donarci benessere e piacevolezza, ma possono anche ferirci.

L’adulto che teme di non poter gestire l’allontanamento dell’Altro, che vive il rifiuto come un fallimento del sé o ancora che è terrorizzato dall’abbandono definitivo rimane ancorato al mandato di questa dimensione, il fare sesso, limitandosi nell’esplorazione dell’Altro, ma proteggendosi così da eventuali rotture e delusioni.

Dimensione sociale

La dimensione sociale è mediata dal cervello limbico, la cui funzione rimanda alla costruzione di relazioni con i nostri simili.

Il mandato di questa dimensione è relativo allo stare insieme: questo ci rimanda al bisogno di costruire legami e relazioni, senza obbligatoriamente avere ogni volta l’intenzione di riprodurci.

Perdiamo così libertà, ma guadagniamo in relazione: la sessualità viene svestita dell’originaria finalità riproduttiva per permetterci di dedicarci al puro e semplice piacere di stare insieme. 

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Dimensione semantica

La dimensione semantica si può tradurre in parole povere con fare l’amore.

È questo il primo mandato mediato dalla neocorteccia, elemento cerebrale fondamentale nella storia dell’evoluzione umana, che ci permette di attribuire significati e comunicarli.

Nella ricerca del corpo dell’Altro, e non di un partner qualunque, mettiamo in condivisione significati, costruiamo un senso di essere ed esserci insieme. L’amore diventa così un fatto, un corpo, una certezza.

Se per riprodurci abbiamo bisogno di una minima conoscenza di noi stessi e dell’Altro, per far l’amore necessitiamo di una coscienza più ampia, ma soprattutto condivisa.

Una possibile conseguenza è tuttavia quella di vederci rifiutati nella nostra intenzione di dare significato all’incontro, e sentirci così annichiliti: anche in questo caso il rischio di un abbandono fisico ed emotivo, dopo esserci mostrati in tutta la nostra vulnerabilità, ci può portare ad evitare di ascoltare questo mandato, o a metterlo in atto solo a volte.

Dimensione narrativa

Dal mandato della dimensione narrativa nasce il bisogno di avere una storia.

Una volta che abbiamo abitato il corpo dell’Altro, viviamo la speranza di poterci tornare, unita al desiderio e alla necessità di raccontarci, perché è attraverso le storie che possiamo costruire e organizzare la realtà.

Ma in questo caso la storia non è solo composta da parole, è fatta di gesti, di sguardi e carezze, di quotidianità condivisa.

Siamo anime in continuo movimento e mutamento, abbiamo bisogno di ri-raccontarci  all’interno della nostra storia, e questo ci permette anche di togliere la stanchezza degli anni trascorsi reinventandoci ogni volta un nuovo modo di stare insieme. 

Dimensione procreativa

Come facilmente intuibile, il mandato della dimensione procreativa è legato al fare un bambino.

È la volontà di tornare al corpo e di trasformare una coppia di Io in un Noi, chiamando qualcuno all’interno della nostra storia.

Il desiderio di avere un figlio comporta il rischio legato alla costruzione di una nuova relazione, sconosciuta fino a quel momento; ma questo arrivo porterà nuovo senso alla storia e nuovi significati. 

Esiste una dimensione giusta?

A volte non tutti i mandati vengono ascoltati, e questo non significa che non possiamo vivere la sessualità in modo appagante.

C’è chi in una particolare fase di vita preferisce esplorare unicamente una dimensione più ludica, chi invece non sente la necessità di vivere quella procreativa, chi ancora vorrebbe ma non ne ha la possibilità.

La sessualità rimane però un mondo reale che necessita di essere conosciuto e vissuto con consapevolezza, fantasia e apertura all’Altro.

Perché, come magistralmente fraseggiato da Alda Merini:

Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.

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