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I griefbot, robot per comunicare col defunto


Valentina Ambrosio
I griefbot, robot per comunicare col defunto

I griefbot sono la nuova frontiera nella gestione del lutto nell’era digitale.

La loro finalità? Interagire tramite strumenti digitali – telefono, app, social network, ecc. – con una persona defunta.

La parola deriva dai termini inglesi grief e bot, significa letteralmente robot del lutto.

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Come funziona un griefbot

Sono state create varie applicazioni e programmi che, sfruttando l’intelligenza artificiale, la programmazione neurolinguistica e sofisticati software di sintesi vocali, modellano una vera e propria personalità virtuale.

Si tratta di sistemi ancora in fase sperimentale, ma completamente personalizzati. Raccogliendo tutte le informazioni virtuali depositate negli anni su Facebook, Twitter, sui blog e siti più visitati, mail, sistemi di messaggistica, archivi fotografici e testuali, è possibile creare una copia virtuale della persona defunta molto realistica.

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Tutto ciò che pubblichiamo, scriviamo, condividiamo online, è catturato dalla rete, archiviato, analizzato e intrecciato con altri dati demografici e sociosanitari. A partire da questo materiale si può creare un Me virtuale da attivare alla fine della propria esistenza biologica per permettere ai nostri cari di gestire il lutto.

Il griefbot è una simulazione virtuale di una persona reale: riproduce il tono della voce, la risata, replica le battute, le frasi ricorrenti e anche nomignoli e aneddoti.

Viene strutturato a partire dal materiale informatico che la persona, mentre era in vita, ha lanciato nel cyberspazio. Perciò si avrà la sensazione molto reale di parlare con quella persona, così come si mostrava al mondo. Peccato che sia un fantasma virtuale!

L’obiettivo è dare conforto a chi ha perso una persona cara, permettendogli di mantenere una connessione attiva in modo tangibile e costante, al fine di gestire il lutto.

La funzione del griefbot?

Il griefbot in questo senso, aiuterebbe ad alleviare il dolore della perdita, mantenere viva la memoria del defunto e preservare il legame.

La tecnologia sta facendo grossi passi avanti, e indubbiamente si affineranno gli aspetti tecnici. Ma i risvolti etici e psicologici relativi alla gestione del lutto e al tema della resurrezione digitale sono molteplici e oggetto di interesse per chi si occupa di intelligenza artificiale e di morte.

Bruce Duncan, responsabile di un progetto che si occupa di griefbot, risponde alle perplessità avanzate sul robot del lutto, affermando che quest’ultimo è solo un’estensione tecnologica del processo di elaborazione del lutto.

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Quando una persona muore, cosa facciamo per gestire il lutto?

Conserviamo lettere, foto, filmini di eventi a cui abbiamo partecipato, ricordiamo attraverso degli oggetti, quella persona.

Con i griefbot, secondo Duncan, non facciamo altro che ripetere la stessa operazione, ma con strumenti tecnologicamente più avanzati.

Che dire? Ai posteri l’ardua sentenza!

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