Conoscere e gestire le paure dei bambini


Vincenzo Adamo
Conoscere e gestire le paure dei bambini

Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco.

A. Salvaje

La paura è un’emozione molto importante poiché è funzionale alla sopravvivenza dell’individuo esposto a un potenziale pericolo reale o immaginario.

Il suo scopo è d’attivare comportamenti di protezione come la fuga o l’attacco. Esistono diverse paure nei bambini, alcune esistenti dalla nascita, altre legate alla crescita e allo sviluppo, altre insorgono dopo eventi traumatici.

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Quali sono le paure più frequenti nei bambini?

Nel corso dello sviluppo del bambino ogni fase è caratterizzata da paure specifiche. Normalmente queste si estinguono secondo una determinata sequenza temporale.

Nei primi mesi di vita i timori più comuni sono la paura degli sconosciuti e dei rumori forti.

Verso i 2-3 anni compaiono le paure verso gli animali. Le prime a comparire sono le paure notturne – espresse spesso nei sogni – di animali grossi e divoratori, che tendono poi a presentarsi anche di giorno, come ad esempio la paura dei cani.

Verso i 4-6 anni insorgono in genere le paure dei piccoli animali come ragni, formiche e uccelli. In questa fase possono comparire la paura del buio o della notte e la paura della scuola – o fobia scolastica – solitamente in corrispondenza con l’ingresso nella scuola elementare.

In adolescenza, invece, possono mostrarsi paure che si riferiscono al corpo, alla sua forma e integrità, in altre parole a possibili malattie fisiche. Inoltre possono riportare timori vagamente dismorfofobici riferiti a parti del corpo come naso, cute, altezza e che spesso hanno un forte valore simbolico.

Perché si sviluppano le paure?

Ai bambini vengono, per così dire, insegnate paure – come quelle del buio, della separazione, dei cani, dei serpenti, ecc. – per opera di genitori e coetanei che rispondono in maniera emotiva, con irritazione o con rassicurazioni, alla paura del bambino, ai suoi tentativi di avvicinarsi cautamente o di evitare queste situazioni.

A sua volta il bambino impara che i genitori sono sensibili a questi comportamenti e rispondono con tanta attenzione e preoccupazione. Basta un piccolo spavento per suscitare reazioni intense e frequenti da parte loro.

Tanto maggiori sono i comportamenti di evitamento e paura che manifesta un bambino, tanto maggiore sarà l’attenzione che riceverà dagli altri.

È provato che le paure diminuiscono quando il bambino è in compagnia di un adulto o comunque non da solo. Inoltre, l’uomo sembra programmato a sviluppare alcune paure, ad esempio quella verso alcuni animali – ragni, serpenti, cani – anche se non ha mai avuto esperienze spiacevoli o pericolose con loro. In pochissimi casi la paura si protrae fino all’età adulta.

La ricerca

Anche la ricerca sulle fobie infantili offre indiretto sostegno alla tesi di una trasmissione delle paure per osservazione e modeling.

In una ricerca condotta su 64 bambini fobici, di età 6-13 anni, e le loro madri, si è riscontrato che:

  • Le madri di bambini fobici sono più ansiose e fobiche rispetto al gruppo di controllo di madri di bambini con altri disturbi emozionali;
  • Esiste una corrispondenza statisticamente significativa tra il contenuto delle paure dei bambini e quello delle madri;
  • Nel corso del trattamento del disturbo fobico, hanno risposto meglio i bambini di un sottogruppo in cui si è proceduto preliminarmente alla desensibilizzazione delle paure della madre.
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L’importanza dell’ambiente e degli stili genitoriali

L’accudimento iperprotettivo impedisce l’esplorazione autonoma ed è frequentemente adottato dal genitore ansioso e controllante. Il bambino assimila direttamente costrutti logici in cui prevale una concezione del mondo pervasa da pericoli, ai quali è associata una percezione di sé che ruota attorno a sensazioni di fragilità emotiva e fisica.

Figli di mamme ansiose con elevati livelli di controllo – critiche, punizioni o intrusioni – non manifestano interazioni con la madre durante questi comportamenti. Inoltre è stato evidenziato che, queste azioni, mostrate dai genitori correlano negativamente con i sintomi depressivi e ansia dei figli.

Il genitore iperprotettivo e ipercontrollante invece di accompagnare il piccolo figlio o di stargli vicino nei luoghi naturalmente temuti, ne favorisce l’evitamento direttamente, spesso per problemi personali, o indirettamente, comunicando ansia attraverso manifestazioni o reazioni neurovegetative che il bambino comprende anche se trattenute.

Al contrario, un’eventuale percezione del proprio Sé come non debole comporterebbe un maggior senso di adeguatezza nel gestire la realtà esterna e dunque si ridimensionerebbe la visione del mondo come pericoloso.

Genitori che rispondono positivamente ai bisogni dei figli, che rinforzano le loro abilità, comportandosi in modo non intrusivo o troppo protettivo, favoriscono la capacità di esplorare e manipolare il mondo circostante, sviluppando in essi un senso di controllo interno degli eventi.

Fin dalle prime interazioni con l’ambiente fisico e sociale, il bambino fobico sviluppa strategie comportamentali atte a utilizzare in maniera massiccia le proprie figure di riferimento come strumento di mediazione e d’interazione con il mondo esterno.

Tali figure hanno un duplice ruolo, quelli di accompagnatori per affrontare insieme le situazioni temute e, qualora si avesse un’esplorazione autonoma, quello di base sicura, in quanto da loro si può ritornare in caso di rischio.

I genitori fobici manifestano, invece di amore, preoccupazione: ciò, oltre a limitare nel piccolo la possibilità di avere efficaci risposte di tranquillizzazione di fronte alle paure naturali, favorisce già a questa età la restrizione dell’uso di un’efficace comunicazione emotiva.

Queste paure assumono un significato patologico se influenzano negativamente la vita e il comportamento del bambino per periodi prolungati.

Le fobie specifiche emergono più facilmente in contesti d’insicurezza e possono poi diminuire d’intensità in periodi della vita in cui si gode di particolari gratificazioni e di un livello di autostima più elevato.

Se persistono fino all’età adulta raramente vanno incontro a remissione spontanea.

I bambini a differenza degli adolescenti e degli adulti, che invece riconoscono l’irragionevolezza delle proprie paure, possono non essere consapevoli ed esprimere l’ansia o la paura irrigidendosi, piangendo, attraverso scoppi d’ira o aggrappandosi a qualcuno, rendendo così più difficoltosa la diagnosi.

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Cosa possono fare i genitori?

In generale le paure espresse non devono essere ridicolizzate o negatenon c’è niente di cui aver paura! – poiché il bambino, non sentendosi accolto emotivamente, potrebbe chiudersi nel silenzio alimentando tali paure in modo disfunzionale.

È importante inoltre considerare che proprio nei primi sette anni di vita la modalità di pensiero del bambino sia poco logica e concreta; il pensiero è definito magico ed è caratterizzato dall’animismo, ossia il conferimento di emozioni, volontà e capacità di pensiero e di movimento anche a oggetti inanimati.

In questo caso le sue paure vanno affrontate assecondando in un certo senso la modalità di pensiero usata.

Per esempio anziché dire Come fai ad avere paura dei mostri fuori dal balcone, i mostri non esistono, non devi aver paura! può essere più adatto dire Ti vedo spaventato da questi mostri, dai andiamo insieme a vedere con la torcia, io sono qui con te! Ecco guarda non ci sono mostri, è tutto tranquillo.

Raccontare ai bambini delle fiabe prima che si addormentino, li aiuta a vincere le loro paure del buio e della notte, le loro ansie di separarsi dai genitori.

Il bambino nelle fiabe trova svariati esempi di come le paure, possono essere superate e di come le difficoltà possano essere risolte. Quando un padre o una madre raccontano una fiaba al proprio figlio, il bambino si sente capito nei suoi desideri più intimi e nelle sue peggiori paure.

Il gioco è il mezzo per avvicinare sempre di più il bambino a ciò che lo spaventa e per persuaderlo a sopportare la paura, fino a che non riesca a superarla. Occorre giocare e scherzare con il proprio figlio, cogliendo ogni occasione per gratificarlo a ogni suo progresso.

È vantaggioso per questi bambini vedere coetanei impegnati nello stesso compito. Per esempio, in presenza di una fobia dei cani potrà sentirsi incoraggiato a vedere un altro bambino della sua stessa età e del suo stesso sesso giocare con un altro cane.

È molto utile, in questo caso, regalare al bambino un cucciolo o un gattino, in modo da abituarlo a giocare con gli animali. Quando l’animale sarà diventato adulto, il bambino si sarà già abituato a esso e non avrà più alcun problema.

La comprensione, la vicinanza, l’incoraggiamento a trovare soluzioni insieme, l’empatia delle figure di riferimento dei bambini e il potere della relazione sono gli aspetti essenziali per aiutare i più piccoli ad affrontare tutto ciò che suscita paura.

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