Cavoli e cicogne

Manuale di sopravvivenza alle domande dei bambini


Sara Morone
Cavoli e cicogne

Presto o tardi, arriva per tutti il fatidico momento in cui un bambino – che sia nostro figlio, nipote, pargolo di amici – ci chiede in modo candido: Ma che cos’è il sesso?

Solitamente i bambini mostrano l’innata capacità di porre questa domanda che fa gelare il sangue nelle vene agli adulti nei momenti più particolari, come il pranzo di Natale o la festa di compleanno del compagno di classe.

Ebbene, dopo un primo momento in cui sentiamo distintamente quel battito che il nostro cuore ha deciso di saltare, abbiamo di fronte a noi diverse possibilità di reazione: dal distrarlo al tirare occhiate raggelanti, dal sorridere imbarazzati cercando qualcuno che risponda per noi al far finta di rispondere al telefono allontanandosi dal fanciullo che in quel momento ci sembra più terrorizzante del professore di matematica del liceo.

Queste azioni hanno sicuramente il potere di toglierci le castagne dal fuoco, ma il grosso limite è che rischiano di lasciare il bambino nella confusione più totale, comunicandogli implicitamente che quello è un discorso da non affrontare. 

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I bambini e il sesso

Per molti anni si è pensato che i bambini fossero esseri asessuati, o che al contrario la sessualità permeasse ogni aspetto della loro vita, per poi assopirsi nel periodo delle scuole elementari e ricomparire con l’ingresso nella pubertà.

Il padre della psicoanalisi Sigmund Freud ha descritto in modo molto attento le fasi dello sviluppo psicosessuale del bambino, in cui la libido e la ricerca del piacere si concentrano volta per volta su una particolare zona del corpo: bocca, ano, genitali.

Queste riflessioni hanno portato l’idea che la sessualità fosse un argomento da non affrontare di fronte a fanciulli e fanciulle, creando in questo modo quell’alone di proibito che molti di noi ricordano in infanzia.

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Ricerche più recenti sostengono che i bambini conoscono loro stessi fin dalla nascita attraverso l’esplorazione del proprio corpo e che sanno che ci sono zone che, se toccate, possono procurare più piacere di altre.

Anche prima della pubertà il corpo risponde agli stimoli sessuali, e l’esplorazione sessuale diventa fondamentale per costruirsi una mappa mentale di sé stessi.

Non vi è dunque nulla di preoccupante o patologico nel bambino che si tocca: è essenziale però porre attenzione a cosa il bambino esprime nel farlo. Se si mostra divertito, sereno e di buon umore, è perché sta godendo di quelle sensazioni piacevoli che arrivano dal proprio corpo; se invece appare triste, spaventato o il suo sguardo è assente, è consigliabile affidarsi ad un professionista per una consulenza, perché è necessario comprendere la connessione tra stimolo sessuale ed emozioni spiacevoli. 

Come rispondere alle domande dei bambini

Avendo ora chiaro che anche i bambini possiedono una propria sessualità, che comunque – ricordiamolo sempre – non ha le stesse caratteristiche di quella adulta, non abbiamo più giustificazioni per non affrontare il discorso quando ci si presenta l’occasione.

Dobbiamo infatti avere chiaro in mente che se non siamo noi adulti a rispondere alle tante domande dei fanciulli, questi cercheranno risposte online o nei pari, ottenendo informazioni spesso distorte o del tutto errate. 

Per capire meglio come porci nei loro confronti evitando finti svenimenti o fughe precipitose, riprendiamo le regole proposte dallo psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai

  • Cerchiamo sempre di comprendere cosa il bambino sta realmente chiedendo: ricordiamo infatti che potrebbe aver avuto, prima di porci la domanda, informazioni da parte di altre figure più o meno adatte, e che quindi il suo quesito potrebbe essere semplicemente legato ad un bisogno di rassicurazione o di chiarimento. Non è indispensabile spiegare nei particolari anatomia e tecnicismi, dovremmo sempre dare risposte circoscritte alla domanda posta senza anticipare altri argomenti che potrebbero non interessare il bambino in quel momento.
  • Proviamo a rispondere appena ci viene posta la domanda: come detto poco fa, ci sono tuttavia momenti in cui può essere inopportuno farlo. È importante che questi argomenti vengano affrontati in un contesto sereno e intimo, in cui bambino e adulto possano sentirsi a proprio agio nel confrontarsi su questioni così delicate. In questi casi possiamo proporre al nostro piccolo curioso esaminatore un momento specifico in cui affronteremo la questione – la fine del pranzo, il ritorno a casa, ecc. – consapevoli che potrebbe toccare a noi riprendere il discorso.
  • Rispondiamo con calma e precisione: gli adulti sono dei modelli per i bambini, e il mostrarci agitati e vaghi può rimandare l’idea che siano argomenti spiacevoli e di cui non parlare.
  • Nel caso in cui non conoscessimo la risposta ammettiamolo con serenità, promettendo che ci informeremo non appena possibile: i bambini sono dei formidabili scopritori di bugie, quindi è davvero inutile cercare di costruire risposte che rischiano di confondere ancora di più.
  • Adattiamo sempre la nostra risposta alla sua capacità di comprensione e alla sua età: ai bambini non interessa parlare con i luminari ma con persone che possano accoglierli e dare loro spiegazioni semplici e precise.
  • Assicuriamoci che il bambino abbia recepito in modo chiaro la nostra risposta: per esserne sicuri possiamo chiedergli di rispondere a quella stessa domanda dopo aver ricevuto la nostra spiegazione.
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In conclusione, dobbiamo sempre fidarci dei nostri bambini. Se ci mostrano di avere necessità di affrontare determinati argomenti, questo significa che sono pronti per farlo.

Il mostrarci disponibili e attenti permetterà loro di affidarsi a noi anche quando si sentiranno vulnerabili o confusi: grazie alla nostra pazienza nel rispondere ai loro dubbi, alla chiarezza delle nostre risposte e al sincero riconoscimento dell’importanza che queste domande possono avere per loro potremo rafforzare il legame e comunicare una volta di più che rimarremo disponibili ad ascoltarli e accoglierli in ogni momento della loro vita. 

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